Faq

Chi è Mariam?

Mariam è una bambina di Tsagannuur, una minuscola cittadina vicina al confine occidentale della Mongolia. Ha 3 anni e vive nella casa costruita, mattone dopo mattone, dal padre Kunchuach un affettuosissimo ventottenne. Insieme a loro vivono la madre, maestra nell’unica scuola del paese e la sorella Madina di poco più grande.

A un anno e mezzo Mariam è caduta poggiando entrambe le mani in una stufa ardente e provocandosi delle gravi ustioni che le hanno serrato le dita delle mani rendendola menomata.

Questa storia ci è piombata addosso durante il nostro viaggio, quando Kunchuach ci ha invitato a passare la notte presso la propria casa in cambio di un piccolo compenso in denaro. Sono bastate poche parole d’inglese e qualche ora intorno ad un tavolo addentando della pecora bollita per diventare parte della famiglia e scoprire la storia di Mariam.

Parlando con i genitori della piccola e documentandosi, è tuttavia emerso che non c’è nulla di irrimediabilmente compromesso. E con un po’ d’aiuto e impegno si può ancora fare moltissimo per ridare a Mariam la possibilità di una vita assolutamente normale.

E’ così che nasce il progetto Gengis Van For Mariam.

Perchè Gengis Van for Mariam?

 

Il progetto Gengis Van For Mariam nasce nel modo più spontaneo e istintivo possibile. La storia di Mariam è una delle tante che si possono incontrare in quel posto splendido e difficile al tempo stesso che è la Mongolia: non la peggiore, non la più commovente, né la più meritevole, ma semplicemente la storia in cui noi ragazzi del Gengis Van ci siamo imbattuti in un momento molto particolare di una delle esperienze più intense delle nostre vite. Una storia che abbiamo deciso di provare a cambiare in meglio utilizzando tutti i mezzi di cui disponiamo.

Abbiamo semplicemente pensato di non disperdere tutto ciò che avevamo creato in un anno di preparazione al viaggio: i concerti, gli spettacoli, lo splendido gruppo di persone che ci ha aiutato e tutti coloro che ci hanno seguito. Abbiamo deciso di incanalare tutti questi splendidi ingredienti in un obiettivo nuovo; forse ambizioso, ma che certamente darà soddisfazione a tutti coloro che vorranno dare il loro contributo.

A che punto è Gengis Van for Mariam

Questa è una domanda dalla difficile risposta dal momento che noi ci muoviamo molto, ma anche gli obiettivi stessi cambiano e si evolvono.

Oggi, 29/03/2016, abbiamo pochi ma buoni punti fermi:

  • quasi 2000€ raccolti
  • alcuni controlli di routine (sebbene non risolutivi ma semplicemente di routine e di verifica dello stato dell’ustione) già finanziati con i fondi raccolti da noi
  • Un canale di comunicazione stabile con la famiglia di Mariam che, fino a pochi mesi fa, non disponeva nemmeno di un indirizzo email. Nonostante ciò, le barriere spaziali, culturali e linguistiche rendono molto lenta e difficile la comunicazione.
  • Il preziosissimo aiuto di esperti e interpreti per gestire le relazioni con la famiglia e per darci consigli su come muoversi in Mongolia dal momento che, nonostante il nostro viaggio, rimane un paese di difficile interpretazione.
  • Una diffusione estesa del progetto grazie anche allo splendido aiuto della redazione e del pubblico de Il Mondo Insieme.

Alcuni punti più incerti:

  • La possibilità concreta di far operare Mariam ad Udine sfruttando dei fondi stanziati dalla regione Friuli Venezia Giuslia per questo tipo di interventi umanitari. Una possibilità che è comunque condizionata dall’approfondita valutazione del caso di Mariam da parte delle istituzione incaricate di sbloccare i fondi. Queste ultime, oltre che di tempo, avranno bisogno di una serie di documenti che ci stiamo muovendo per ottenere nonostante le difficoltà legate ad un sistema sanitario che in Mongolia è quasi del tutto assente.
  • La possibilità di abbattere i costi del trasferimento di Mariam e di uno dei genitori attraverso una ONG che si occupa di questo tipo di trasferimenti. Anche in questo caso, la storia clinica di Mariam sarà valutata da un’apposita commissione.

Perchè supportare un team che fa il Mongolia Charity Rally?

Iniziamo ricordando che è un rally nato e maturato con il duplice scopo di raccogliere fondi per finanziare i progetti di GoHelp e di trasferire ambulanze (successivamente anche altri tipi di veicoli) in Mongolia per poi donarli, sempre attraverso GoHelp, ai suoi abitanti.

Per quanto riguarda il Gengis Van Team i soldi che abbiamo raccolto non sono andati a noi, ma erano quelli strettamente necessari a portare a termine i due obiettivi del MCR:  da un lato, finanziare il progetto di GoHelp che abbiamo scelto (link) e, dall’altro, l’acquisto del veicolo, la sua preparazione al viaggio, la documentazione necessaria al trasferimento.

Quindi vi siete fatti pagare il viaggio!?

No.

Ogni componente del Gengis Van Team ha pagato una quota di 2.250 € per l’iscrizione al rally, il  vitto, l’alloggio, i visti, le assicurazioni, le patenti, il volo di ritorno… tutto ciò che è necessario alla nostra sopravvivenza e a non essere arrestati!

I fondi raccolti servono a raggiungere gli obiettivi benefici della nostra iniziativa:

  • Il trasporto del veicolo da donare a Ulan Bator
  • La costruzione della Book House

Chi è Go Help?

Go Help è una onlus nata in Inghilterra che lavora in alcune zone dell’Asia e in America centrale. Gli ambiti di cui si occupa sono istruzione e sanità. L’idea del rally di beneficenza nasce più o meno insieme all’organizzazione, poiché il loro primo progetto consisteva nel trasferire ambulanze dall’Europa alla Mongolia. Dopo il successo iniziale si è deciso di replicare il modello del rally benefico allargandolo ad altri veicoli e ad altri paesi. Da Go Help è nata quindi l’organizzazione Charity Rallies, la piattaforma di raccolta fondi, che organizza rally di beneficenza in giro per il mondo.

Cos’è una Book House?

Il progetto che Gengis Van ha deciso di sostenere è la costruzione di una nuova Book House.

La prima e unica (…per ora) Book House, è stata inaugurata nel 2011 nel quartiere periferico di Nalaikh, a sud-est di Ulan Bator. L’idea è quella di una piccola struttura con giochi, libri e ogni genere di passatempo per bambini e adolescenti, dove periodicamente i volontari di Go Help organizzano attività ludiche o educative come gruppi di studio e sessioni di lettura.

A causa degli inverni sempre più rigidi, l’afflusso attorno alle grandi città come Ulan Bator è sensibilmente aumentato causando una generalizzata carenza di servizi. Tra i più colpiti da questo fenomeno ci sono i bambini che spesso non possono essere accettati nelle poche scuole presenti, già stracolme. La Book House nasce per sopperire a questa mancanza, creando uno spazio che assomigli il più possibile a un luogo di apprendimento dove i bambini possano imparare a leggere e scrivere. Inaspettatamente la Book House di Nalaikh ha costituito un punto di ritrovo, di incontro e di scambio anche per i genitori e per tutta la comunità locale.

Perché la Mongolia?

L’impegno di Go Help in Mongolia nasce dalla passione dei suoi fondatori per questo luogo incredibile, dove ad essere protagonista è la natura più sconfinata che si possa immaginare. Un luogo dove circa il 30% della popolazione è nomade e vive ancora rispettando religiosamente tradizioni secolari. Si pensi che su un territorio grande il doppio di tutta l’Italia, vive la metà delle persone che abitano a Roma.

Circondata da grandi potenze la Mongolia ha tentato di ritagliarsi un ruolo aprendosi all’economia di mercato. Ciò ha generato una crescita economica di cui poca parte della popolazione gode (il 20% vive con meno di un dollaro al giorno) e ha condotto ad un’urbanizzazione rapida quanto disordinata che ha dato luogo a periferie degradate e decisamente poco vivibili. In queste stesse periferie, specialmente durante gli inverni gelidi, si riversa gran parte della popolazione nomade, determinando, tra le altre cose, un sovraffollamento delle strutture scolastiche. La Mongolia sperimenta infatti uno dei tassi di fertilità più elevati del mondo; il 60% dei suoi abitanti ha meno di 30 anni. Nelle periferie delle città è quindi elevatissima la presenza di bambini a cui spesso viene preclusa la possibilità di avere un’istruzione adeguata poiché non vengono accettati nelle scuole locali. Go Help ha deciso di puntare su di loro per il futuro del paese, investendo sulla loro istruzione attraverso borse di studio e mediante la costruzione delle Book House: delle piccole strutture situate nelle periferie di Ulan Bator che, oltre a libri e giochi, offrono ai bambini e ai loro genitori un punto di ritrovo, di scambio e di apprendimento.

Perché il Mongolia Charity Rally e non un viaggio indipendente?

La proposta è arrivata dal nostro Marco. Ci è sembrata semplicemente una bella idea per fare due cose in una: un viaggio pazzesco e una cosa utile, per quanto infinitamente piccola.

L’idea di dover raccogliere tutti questi soldi per la macchina rende sicuramente il tutto più difficile, ma siamo stati da subito tutti concordi sul fatto che cercare sponsor, organizzare eventi, raccolte fondi, creare il materiale adatto per farci apprezzare e obbligarci ad allargare le nostre conoscenze, sarebbe stata un’esperienza molto formativa che ci avrebbe arricchito come persone, ma anche – in un certo senso – professionalmente. Non passa giorno in cui non ci chiediamo se abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, ma rischiare fa parte del gioco… si cresce, e fallire è un’eventualità che, sebbene tolleriamo a fatica, ci spaventa relativamente.

Volendo trovare delle motivazioni più “materiali”, possiamo dire che il fatto di vincolarsi pagando un’iscrizione (630€) già a Novembre, è stato un ottimo modo per non rischiare di far diventare quest’idea una delle tante sparate tra amici che non si realizzeranno mai. In più, il fatto di lasciare la macchina e tornare in aereo è sicuramente un costo, ma consente di risparmiare altre 4 settimane per il viaggio di ritorno, facendo rientrare quest’esperienza in delle tempistiche compatibili con le nostre vite.

Perché portare una macchina invece di donare i soldi di una macchina?

La carta vincente del rally di beneficenza è proprio quella di far ruotare tutto intorno ad un’impresa epica. Senza il rally sarebbe una normale raccolta fondi senza nulla di diverso.

Con che macchina siete partiti?

 

Onde evitare che in Mongolia arrivino mezzi inutilizzabili o in fin di vita, Go Help e le istituzioni Mongole hanno messo in atto delle norme stringenti che impongono che i veicoli importati abbiano determinate caratteristiche. Le due principali sono:

– Non più vecchi di 9 anni;
– Omologati per il trasporto di cose e non di persone.

Dopo lunghissime ricerche, abbiamo trovato la macchina perfetta: TATA Pick-up Telcoline, 2000 TDI, anno 2006.IMG-20150803-WA0007[2]

Che tragitto avete fatto?

Nell’ordine: Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Turchia, Georgia, Russia, Kazakhstan, Uzbekistan, Kyrgykistan, di nuovo Kazakhstan, ancora Russia e infine Mongolia.

Per un totale di 36 località visitate e 16.000 km di strada percorsa.

Quanto avete raccolto per il viaggio?

Tra Ottobre e Agosto possiamo dire, con una punta di orgoglio, di aver raccolto circa 9.330 € sui 9.700 € che avevamo preventivato per il nostro viaggio.

In questa cifra sono compresi:
– 1.300 € per il progetto di Go Help che abbiamo deciso di finanziare.
– 5.600 € di spese relative all’acquisto e alla preparazione del veicolo.
– 2.800 € di spese relative al viaggio (benzina, pedaggi, possibili danni, possibili tangenti, varie ed eventuali)

A ciò abbiamo aggiunto una quota di circa 9.000€ divisa per i quattro componenti del team, necessaria a coprire le nostre spese (documenti, visti, vitto, alloggio, attrezzature da campeggio).